Ogni nuovo processo di cementificazione del suolo è un contributo all’effetto serra, sottrae ossigeno all’atmosfera, concorre all’inquinamento dell’aria, accresce la vulnerabilità dei territori di fronte ai fenomeni di intensa piovosità
Costruire o stendere asfalto su aree verdi si configura omai apertamente come un atto ambientale dannoso, che danneggia la collettività locale, che concorre al danno globale del mutamento climatico. Non si può continuare a concepire la città, dimenticando che essa è anche natura e vive nella natura. Occorre far nascere un nuovo urbanesimo, che non solo impedisca la cementificazione, denunciandola come nemico del bene comune, ma crei un movimento di recupero delle aree dismesse da sottrarre agli appetiti dei costruttori, per farne parchi, giardini, frutteti, una campagna in città che produca beni e mitighi il clima contribuendo alla lotta generale che si va conducendo nel mondo.
[Piero Bevilacqua – estratto dall’articolo : Coltivare le città. Il nuovo urbanesimo per invertire la rotta]
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