Generazione di fenomeni – Tonino Perna

L’introduzione delle ore di didattica ambientale nelle scuole annunciata dall’ex ministro Fioramonti è positiva ma non basta: occorre una riforma ecologica culturale a 360°. Abbiamo bisogno di una buona ed efficace informazione sui cambiamenti climatici, ma soprattutto di una prassi che modifichi i nostri stili di vita

Le arance cadono per terra ma nelle scuole del sud non si fanno spremute d’arancia, ma si mettono nelle macchinette automatiche i succhi di frutta della Nestlè, che è proprietaria di diversi marchi. Oppure gli snack che potrebbero facilmente essere sostituiti dai prodotti del commercio equo, rispettosi dell’ambiente e dei diritti umani e sociali. Ed è questo, bisogna riconoscerlo, il punto più difficile, il nodo che spesso evitiamo di sciogliere: il rapporto tra tutela ambientale e giustizia sociale, tra salvaguardia dell’ecosistema e migliori condizioni di vita dei lavoratori. Certo, possiamo parlare degli indigeni dell’Amazzonia […] ma non basta. Dovremmo avere il coraggio di parlare dell’Ilva dentro le scuole, di questo emblematico caso in cui questo modello di sviluppo ha messo in lotta fra loro due diritti fondamentali: il diritto alla salute e il diritto ad un lavoro degno.

[Tonino Perna – estratto dall’articolo: Lezioni di clima, il bello della natura sui banchi di prova]

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