Il World Economics Forum 2020 di Davos sarà probabilmente ricordato come quello dei grandi contrasti. Quello tra le ricchezze accumulate in pochissime avide mani, fra cui quelle dei convenuti nella cittadina svizzera, e la miseria in cui vivono 3,8 miliardi di persone.
Persone il cui reddito non supera l’1% della ricchezza planetaria, come ha da ultimo evidenziato il rapporto di Oxfam Time to care.
Ennesima dimostrazione di quanto falso ed ipocrita fosse lo slogan della globalizzazione montante per cui l’alta marea avrebbe fatto alzare tutte le barche. Quello tra la protervia e la nuda verità, incarnati dal tronfio Donald Trump e da una determinata e informatissima giovane donna di 17 anni, Greta Thunberg. Che ha snocciolato i dati raccapriccianti di centri studi ufficiali e del gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico (Giec) capaci di frantumare ogni ottimismo di facciata sul futuro del pianeta e dimostrare che tra l’incremento inaudito delle diseguaglianze sociali e la rovina ambientale vi è uno stretto rapporto causale.
[estratto dall’articolo pubblicato su Il Manifesto del 25 gennaio]
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