Come per la crisi del debito pubblico, anche la crisi climatica viene raccontata come un’oggettiva emergenza, rispetto alla quale siamo tutti parimenti responsabili e condividiamo tutti lo stesso destino. È così che l’angoscia di fronte ad un incerto futuro dell’uomo della strada trova rispecchiamento nelle parole pronunciate a Davos da James Dimon, amministratore delegato di JP Morgan Chase, una delle più potenti banche del pianeta: «Il cambiamento climatico è una sfida globale che ha presentato, e continuerà a presentare, rischi per le imprese e per le comunità in tutto il mondo».
La crisi climatica non è un meteorite giunto a noi dallo spazio, ma il frutto di un sistema economico fondato, in una prima fase, sulla produzione indotta di bisogni e sulla sovrapproduzione di merci destinate a “soddisfarli” e, in una seconda fase, sulla finanziarizzazione dell’economia, della società, della vita e della natura.
Di crisi climatica ne parlano gli indegni e ne parlano gli indignati. Occorre scegliere da che parte stare.
[estratto dall’articolo “il clima non è neutro” – Il Manifesto del 8/2/2020]
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