In vista dell’incontro di Giovedì 20 Febbraio, conclusiva del ciclo “In Pace con la Terra” che si svolge a cura di Claudio Fontana in sede Università Popolare di Como, a seguire il resoconto del secondo incontro dello stesso ciclo, tenutosi il 13 Febbraio in medesima sede.
La lezione si incentra sul discorso dell’entropia durante l’antropocene. Con il termine “Antropocene”, coniato dal biologo Eugene Stoermer, si intende la così detta “epoca dell’uomo”, così chiamata perché nell’epoca attuale è la specie umana la maggiore responsabile dei cambiamenti geologici e climatici.
Con entropia, invece, si intende un processo di degradazione delle risorse. Non si tratta di un processo reversibile; come il profumo una volta aperta la boccetta si diffonde e non può rientrare, allo stesso modo le risorse utilizzate non possono tornare al proprio posto. Il consumo di queste risorse, tuttavia, non è avvenuta in maniera lineare, bensì esponenziale rispetto al tempo impiegato. Ciò si può spiegare grazie all’evoluzione dell’uomo nella storia.
Su una linea temporale che indichi la storia dell’uomo, infatti, la modernizzazione si è svolta in un periodo davvero minimo, pari allo 0,4% del tempo che ha trascorso sulla terra. Immaginiamo di percorrere a piedi quella linea, come se stessimo passeggiando nella nostra città. Se si prende come ipotesi che la lunghezza di tale linea sia di 2,5 km – un percorso dalle ex caserme allo stadio – raggiungiamo la rivoluzione agricola solo negli ultimi 10 metri, la rivoluzione industriale negli ultimi 25 centimetri e la rivoluzione digitale attualmente in corso a 4,5 millimetri dalla meta.
In questo periodo, sempre seguendo una curva esponenziale, sono aumentati non solo strumenti scientifici e di sopravvivenza, ma anche il consumo di risorse, il terreno sfruttato, l’età media della popolazione e, altrettanto esponenzialmente, è diminuita la mortalità infantile. L’insieme dell’aumento demografico e dello sfruttamento del territorio ha portato ad accrescere l’impronta ecologica lasciata da ognuno, ossia l’effetto che l’uomo ha su questa Terra.
Ciò ha un notevole impatto sulla biosfera, ossia la zona della Terra che permette lo sviluppo della vita, che in proporzione alle dimensioni del pianeta equivale allo spazio fra la buccia di un’arancia e uno strato di pittura azzurra applicato sulla buccia stessa, e sembra quindi minimo, eppure è necessario per l’esistenza di ogni forma vivente conosciuta. Danneggiando la biosfera, quindi, si va a minacciare la vita stessa.
Il paragone che Claudio Fontana utilizza per indicare il ruolo dell’uomo all’interno di questa degradazione delle risorse è il Prometeo Scatenato di Hans Jonas. Prometeo, al contrario di ciò che accade nella mitologia greca, viene sciolto dalle sue catene grazie al progresso; infatti Prometeo è la personificazione della scienza e del progresso, che in quest’epoca si stanno sviluppando a una velocità incredibilmente rapida, però per cavalcare questa evoluzione Prometeo si dimentica addirittura delle origini del proprio nome, ossia dal greco “Promethéus, «colui che prevede»”, e quindi non riesce a prevedere le conseguenze delle sue azioni e i danni a cui esse portano. Citando Michel Serres, nell’antropocene l’uomo si assume il ruolo di Dio, in quanto tramite la scienza ha possibilità di creare, però in realtà è un dio invertito, poiché si dimentica la caratteristica fondamentale per una divinità, ovvero la benevolenza, e quindi danneggia la natura.
Anche se la natura è in grado di creare e preservare le condizioni per la vita, una volta danneggiata a un certo livello ha bisogno di tempi incredibilmente lunghi per riprendersi, che superano ampiamente i tempi che l’uomo impiega per evolversi e aggredirla.
I recenti progressi dell’economia, tuttavia, dimostrano che è possibile avere uno sviluppo economico insieme a una diminuzione dell’inquinamento; come l’essere umano è in grado di distruggere la natura tramite un processo di entropia, allo stesso modo è anche in grado di aiutarla a riprendersi, ossia di dedicarsi a un ruolo di “neghentropia” che, come evidenziato nella scorsa lezione, è desiderabile rispetto allo stato attuale, in quanto aiuta la biosfera a rimanere intatta, e quindi a preservare la vita di tutto il pianeta, compresa la propria.
Qui video intervista a Claudio Fontana
[Claudia Nava]
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