Il nostro cervello si è evoluto per gestire problemi locali, concreti e imminenti. È per questo che il cambiamento climatico, pur diventato ormai consapevolezza diffusa, rimane comunque un problema sfocato, quasi invisibile, troppo difficile da percepire nella sua gravità per un Homo sapiens. Il riscaldamento globale è una minaccia mortale proprio per questo motivo, perché non riesce a far scattare l’allarme nel nostro cervello, lasciandoci profondamente addormentati in un letto che sta andando in fiamme. Urge pertanto una comunicazione efficace che sconfigga l’apatia.
Da qualche mese il cambiamento climatico non viene più definito come un cambiamento ma come una vera e propria emergenza, la cui soluzione dovrà definirsi entro il 2020. Siamo arrivati ad utilizzare il termine emergenza perché abbiamo aspettato troppo e troppo pochi sono stati i passi fatti per affrontare il riscaldamento globale. I motivi di questa inazione sono molteplici e di non banale interpretazione, ma la verità è che non siamo mai riusciti a trasformare i dati scientifici in relazioni ad ampio spettro. Il coinvolgimento attivo della cittadinanza rimane, ad oggi, una sfida aperta.
Recentemente è stato pubblicato un interessante rapporto su incarico dell’IPCC – Leggi il manuale dell’IPCC
[estratto dall’articolo Cambiamento climatico – le parole per dirlo Su Micormega 2/2020]
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